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LA CASSAZIONE APPLICA LA “ANTI-FRAGMENTATION RULE” ALL’IVA COMUNITARIA

LA CASSAZIONE APPLICA LA “ANTI-FRAGMENTATION RULE” ALL’IVA COMUNITARIA
9 Aprile 2018 AB Opportunity

Interessante articolo a cura del Dott. Mauro Finiguerra, Collaboratore e Relatore di Abo Around Business Opportunity.


La Cassazione applica la “anti-fragmentation rule” all’iva comunitaria.

 

L’iva domestica si applica in modo ordinario alle società estere che si identificano in Italia se l’operazione è unitaria ed i beni prodotti sono situati sul territorio nazionale.

La questione riguarda il caso, piuttosto particolare, del rimborso di un credito Iva richiesto da una società estera che si era identificata in Italia prima che il Paese estero entrasse nella Ue e prima che entrasse in vigore la normativa comunitaria del 2010.

Una società croata, nel 2004 e nel 2005, aveva sostenuto rilevanti costi in Italia, dove si era identificata a fini Iva attraverso un rappresentante fiscale, obbligatoriamente, poiché all’epoca la Croazia era una giurisdizione extra-Ue.

Successivamente i lavori, eseguiti in Italia e terminati dopo il 2010, quando la Croazia era entrata nella Ue e la normativa iva comunitaria era già entrata in vigore, venivano fatturati alle società italiane clienti utilizzando il sistema intra-comunitario del reverse-charge, cioé con sterilizzazione dell’iva sulle vendite nel Paese del committente.

Di conseguenza la società croata aveva richiesto il rimborso della ingente iva a credito versata negli anni 2004 e 2005 per l’acquisto dei materiali e dei beni necessari per eseguire i lavori poi ceduti.

La Cassazione ha rilevato che la nomina del rappresentante fiscale ex articolo 17 del Dpr 633/72, nel testo in vigore prima della introduzione delle modifiche alla  normativa comunitaria del dlgs n. 18 del 2010, costituisce il discrimine per la valutazione dell’unitarietà di una operazione nel suo complesso, indipendentemente dalla durata della stessa e dalle modifiche di legge o convenzionali che dovessero intervenire durante e prima della sua conclusione.

Nel caso specifico infatti si trattava di una operazione – acquisto di beni –  che,  anche se iniziata diversi anni prima, in quanto la tipologia della stessa – costruzione di una piattaforma petrolifera – richiede tempo,  non può essere considerata frazionabile nelle semplici operazioni di acquisto e poi di impiego dei materiali necessari nella successiva costruzione, senza contare che sia i beni impiegati per l’opera, sia quelli consegnati alla fine lavori erano sempre situati nel territorio italiano.

Pertanto la Cassazione ha deciso a favore della Agenzia Entrate che aveva emesso un avviso di accertamento per recuperare il rimborso iva richiesto dalla società tramite il proprio rappresentante fiscale.

La decisione della Suprema Corte è lineare, ma racchiude e forse persino, nasconde, tematiche generali molto rilevanti sulle quali occorrerebbero opportune riflessioni:

  • la figura e la responsabilità del rappresentante fiscale italiano;
  • la applicabilità di una speciale regola “anti-frammentazione” delle operazioni in materia di Iva;
  • l’esecuzione di mere operazioni propedeutiche allo svolgimento dell’attività in Italia da parte di società estere;
  • la rilevanza della presenza sul territorio nazionale dei beni oggetto delle attività industriali o commerciali;
  • le conseguenze derivanti alle modalità di applicazione dell’iva domestica per le società estere a seconda che si identifichino in Italia e a seconda che i beni oggetto delle transazioni siano presenti o meno sul territorio nazionale.

Sicuramente la sentenza della Corte di Cassazione n. 3872 del 16.2.2018, sarà di riferimento e di doveroso approfondimento da parte di tutti i consulenti che assistono nel nostro Paese le società estere, residenti sia in Paesi Ue che extra-Ue.

Dr. Mauro Finiguerra

 

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