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Il Master sul Trust 2018 di ABO – ABO News

Il Master sul Trust 2018 di ABO – ABO News
8 agosto 2018 Pier

8 Agosto 2018

Il Master sul Trust 2018 di A.B.O.

Per l’avvocato italiano, quale che ne sia la specializzazione, conoscere il trust non è più un’opzione facoltativa. E difatti, malgrado manchi ancora una disciplina domestica (ed anzi proprio per questo), il trust è oramai parte integrante dell’ordinamento italiano. Tanto che la sua conoscenza non è più a buon diritto obliterabile. Non solo a motivo del diritto vivente (la giurisprudenza è oramai sterminata) ma soprattutto perché sono sempre più frequenti i pronunciamenti di alcune autorità amministrative (id est Consob) che, di fatto, ne impongono la costituzione. Con varie possibili applicazioni nella trincea professionale forense. Non soltanto per il civilista (si pensi, ed oramai la considerazione è anodina e scontata, ai procedimenti giudiziari avviati contro trust lesivi dei diritti di terzi) o per il penalista (si pensi alla difesa d’imputati per trust costituiti per precludere la soddisfazione dell’Erario) ma, anche e soprattutto, per l’amministrativista (si pensi ex plurimis al trust per il fotovoltaico).
Certo, a prescindere dal fatto che la conoscenza del trust può essere necessitata dalla soluzione d’impieghi patologici, resta l’uso demiurgico, in prospettiva, per l’efficiente gestione di situazioni che altrimenti non troverebbero adeguate risposte nel nostro ordinamento. Non è revocabile in dubbio, in questo senso, che il trust sia lo strumento più economico, più semplice e più flessibile per poter dare una risposta a tutte quelle situazioni in cui, per varie ragioni giuridicamente legittime (e dunque meritevoli di tutela), sia opportuna, o necessaria, la dissociazione tra gestione e proprietà.
L’antologia casistica è praticamente infinita: si pensi, per esempio, alla protezione di un patrimonio rispetto ai vari incidenti che possono occorrere nella vita o alla diversa abilità della prole. Per non parlare, con ancora maggiore efficacia, delle garanzie, della gestione di progetti imprenditoriali mediante costituzione di un fondo, del terzo settore, … .
Tuttavia c’è una materia in cui questa considerazione ha sembianze uniche: la gestione patrimoniale. Soprattutto laddove questa sia delocalizzata in una giurisdizione differente da quella di residenza. È qui che, più che un’alternativa tra le tante, il trust è di fatto una necessità.
Non è revocabile in dubbio, in effetti, che, nel caso della gestione patrimoniale, il trust sia lo strumento:

  • Più economico: per esempio a motivo dell’assenza di un capitale sociale da versare nonché per i costi di un trustee (generalmente molto contenuti) rispetto alle alternative;
  • Più semplice: malgrado la molteplicità delle legislazioni impiegabili, la struttura di un trust conserva dei connotati identici, (nella trilogia trustee, disponente, beneficiarî), con ogni conseguente semplificazione rispetto, per esempio, all’esigenza di studiare il diritto commerciale di una giurisdizione straniera;
  • Più flessibile: stante la possibilità di strutturare — di fatto senza alcuna preclusione, stante la libertà di scelta della legge regolatrice — l’atto costitutivo in maniera sartoriale, ovvero adattando l’atto alle esigenze specifiche.

Certo negli ultimi anni le sembianze del trust sono radicalmente mutate, forse sarebbe più corretto dire stravolte tanto che, rispetto alla tradizione, si potrebbe faticare a riconoscerne la fenomenologia. Coerentemente ad una regola generale valida per qualsiasi istituto giuridico. E difatti ogni “tipo legale” si evolve e si aggiorna per interpretare il “tipo sociale”, vale a dire per soddisfare le istanze pratiche.
Nel caso del trust quest’evoluzione è contraddistinta dalla capacità di rinnovarsi per interpretare le nuove normative internazionali in tema di trasparenza e lotta al riciclaggio. In effetti se, un tempo, prima dell’avvento delle coeve normative in tema di scambio delle informazioni e lotta al riciclaggio, il trust ha senza dubbio evocato usi illeciti funzionali all’occultamento, oggi vale il contrario. Essendo il trust preferito — soprattutto dalle banche private — a varie alternative per la propria semplicità nonché per la maggior capacità d’identificarne rapidamente i passaggi costitutivi. Nel senso che il trust, proprio per la sua capacità di fungere da passepartout internazionale amorfa è lo strumento più semplice per la gestione delle problematiche connesse all’applicazione, per esempio, del common reporting standard.
L’obiettivo di queste giornate di studio è appunto quello di comprendere perché il trust goda di nuova vita, potendo interpretare in maniera efficace ed efficiente la Nouvelle Vague.

Me/Avv. Fabio Rech Colferai Tep

 

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