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Il cibo italiano è sinonimo di qualità – ABO News

Il cibo italiano è sinonimo di qualità – ABO News
20 Ottobre 2021 Pier

20 Ottobre 2021

Il cibo italiano è richiesto ovunque, specialmente dopo il periodo pandemico.
Questo dato deriva dalla lettura dei numeri della bilancia export, periodo primi sei mesi del 2021, dei distretti agro-alimentari.
Basti pensare che la pasta italiana, dopo il record di quasi 3 miliardi di euro in esportazioni nel 2019, nel 2020 ha fatto registrare un ulteriore aumento nelle vendite all’estero del 22%, con 97 mila tonnellate esportate in più, di cui 72 mila sui mercati comunitari, chiudendo l’anno intorno ai 3,4 miliardi di euro, facendone il prodotto italiano più consumato all’estero.
Nel corso del primo semestre 2021, la filiera si assesta su oltre 1.400 milioni di euro di esportazioni.

Dati alla mano, stiamo scoprendo come sono cambiati i gusti dei palati dei vicini di casa.
Siano essi vicini (oltralpe) o fuori dai confini europei.
In assoluto, i prodotti alimentari italiani più esportati sono vino, cioccolato, caffè, pasta, pane, frutta e ortaggi, ma anche salumi.
I prodotti da forno sono un’altra componente essenziale del nostro export, capace di generare un fatturato di oltre 2,4 miliardi di euro nel primo semestre del 2021. A seguire conserve e sughi pronti, che non hanno conosciuto crisi nel corso del 2020 e hanno confermato come l’Italia sia sul podio per l’export della passata di pomodoro: proiezione positiva confermata anche per i prossimi mesi, soprattutto alla luce di una riapertura dei canali Horeca a livello mondiale.
La filiera lattiero-caseario segna un +7,9% nel periodo gennaio-giugno, dopo la contrazione del 2020.
Di contro, la filiera dell’olio registra un arretramento tra gennaio e giugno del 2021 del -1,5 % dopo l’ottimo risultato del 2020.

Con riferimento all’Europa, crescono nel primo trimestre 2021 le esportazioni agroalimentari verso il principale partner commerciale, la Germania, che dal Belpaese acquista ogni singola categoria merceologica.
In generale, i settori forti sono acquaviti e liquori (+25,5%), oli e grassi (+19,7%) e dolciario (+18,9%), che, dopo la Germania, esportiamo in Francia, Paesi Bassi, Belgio e Romania. La Spagna, invece, va ghiotta del nostro pesce fresco, mentre l’Austria punta su cereali e riso.

Oltre oceano, gli Stati Uniti amano vini, acque minerali e oli, con un +18%. Lo scorso anno, inoltre, le esportazioni di pasta verso gli USA hanno registrato balzo in avanti addirittura del 40%. L’emergenza sanitaria e i dazi doganali hanno, di contro, colpito alcune merceologie di prodotti come formaggi, liquori e spiriti. Dazi fortunatamente sospesi che così possono far si che l’Italia torni ad essere uno dei primi partner per le Americhe.

In Russia, nonostante le sanzioni, il settore agroalimentare mette a segno un +26% nel primo semestre 2021. Qui il nostro agroalimentare ha sofferto gli effetti negativi della situazione sanitaria, mantenendo tuttavia la propria posizione di rilievo per quanto riguarda caffè, olio d’oliva e pasta. La dieta mediterranea la fa da padrone tra i consumatori russi, essendo vista come sinonimo di qualità e ricercatezza.

In oriente, invece, il settore agroalimentare italiano sfiora il +50% rispetto allo scorso anno, con picchi al +57% in Corea. In questi mercati, come in quello australiano e del Medioriente, a farla da padrone è la filiera della pasta con una costante e crescente richiesta in Cina (+23%) e Giappone (+16%), in Australia (+39%) e Golfo Persico (+30%).
Alla filiera della pasta si aggiungono quella dei dolciumi, dei prodotti caseari, del bio e del caffè.

 

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