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EXPORT AGROALIMENTARE VERSO LA CINA – ABO NEWS

EXPORT AGROALIMENTARE VERSO LA CINA – ABO NEWS
17 Luglio 2018 Pier

17 Luglio 2018

EXPORT AGROALIMENTARE VERSO LA CINA – ABO NEWS

Il 2017 si è chiuso, per l’export agroalimentare verso la Cina, con un tondo + 20% rispetto all’anno precedente. La Cina e il suo popolo da sempre vantano una cultura invidiabile, sia in termini di tradizione che culinari.

La curiosità verso i prodotti occidentali anche nel Food & Beverage, uniti alla scarsa reperibilità nel loro territorio, rendono l’attrattiva verso il nostro mercato molto forte e giustificata, soprattutto, dalla voglia della popolazione cinesi di acquistare prodotti che siano sinonimo di qualità e benessere.

Nel 2017 ben 1,4 milioni di cinesi hanno visitato l’Italia: lo considerano un Paese più sicuro rispetto ad altre mete ed una destinazione dove scoprire un’enorme ricchezza agroalimentare con tesori Dop e Igp, vini Docg, Doc e Igt e un’infinità di specialità alimentari tradizionali.

 

Gli ostacoli da superare per esportare in Cina, anche per il settore agroalimentare, sono tanti.

Primo step è una analisi dei consumi attuali. Grazie a consumatori giovani e soprattutto benestanti, lo stile e la cultura occidentale sono diventati, negli anni, una quotidianità sia a livello di qualità nel guardaroba che sulla tavola.

Mentalità che anche la fascia 50-65 anni sta abbracciando. Con un miglioramento nello stile di vita, quindi, i cinesi sono ben disposti a spendere di più per acquistare dall’estero determinate tipologie di prodotti.

 

Hanno un ruolo fondamentale nel mercato orientale i prodotti -come detto- difficili da reperire e tipici del nostro Paese, a partire da olio d’oliva, vino e cioccolato, passando per miele, caffè e pasta. Ultimamente molto richiesti sono i prodotti latteario-caseari, introdotti nel mercato solo recentemente, in quanto in precedenza venivano fermati al confine perché non rientravano nei rigidi standard sanitari locali.

Valutando il mercato orientale, diversi sono i fattori che giocano a sfavore dei prodotti nostrani. Partendo dalle dimensioni medio-piccole delle aziende, passando per il modesto volume di alcune produzioni, fino alla mancanza di distribuzione efficace (GDO non italiane). L’ultimo punto pone l’attenzione sul sistema distributivo della Cina che risulta, al tempo stesso, frammentato e con elevati costi. Ad oggi la presenza italiana nel sistema distributivo interno è pressoché nulla. Riuscire ad entrare all’interno di alcune GDO e, quindi, rendere più capillare la presenza dei prodotti del Made in Italy, sarebbe un’ottima opportunità di incremento per l’export tricolore in Cina.

Molte occasioni del mercato cinese, inoltre, rimangono difficili da sfruttare a causa dell’elevato numero di controlli sanitari e fitosanitari che il governo impone alle merci in entrata. Esse vanno dalla registrazione del prodotto, all’etichettatura (che deve corrispondere a precisi requisiti stabiliti per legge), alle registrazioni di alimenti e bevande presso l’amministrazione per il controllo qualità, alla quarantena, fino al marchio di sicurezza e ai certificati sanitari per gli imballaggi. Burocrazia che può di sicuro scoraggiare una piccola o media azienda italiana.

 

Ad oggi, nonostante quanto riportato, qualcosa comincia a cambiare. A dimostrazione di ciò, parlano i dati: un incremento, nei primi mesi del 2018, dell’importazione in Cina di Prosciutto di Parma e San Daniele, mortadella, prosciutto cotto e cotechino.

Aumento dell’import dovuto anche all’intervento del Governo cinese che ha rimosso, a fine 2017, un limite al consumo per la carne bovina e ha dimezzato i dazi sull’importazione di alcuni prodotti cardine del Made in Italy, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, acquaviti di vino, vermouth, pasta e salsicce/salami.

Il nostro Paese, inoltre, sta traendo sicuramente vantaggio dall’entrata in vigore dei superdazi cinesi (+ 25%) nei confronti di ben 128 beni importati dagli Stati Uniti, tra i quali carne di maiale, vino e frutta per un totale di 3 milioni di dollari.

L’Italia potrebbe così sostituire l’offerta degli USA per quanto riguarda l’esportazione di “falsi” formaggi italiani, offrendo prodotti tricolori di ottima qualità e certificati.

–> Visita la pagina dedicata alle Fiere internazionali per il FOOD:


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