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Certificazione Halal, cresce la richiesta in Italia e nel Mondo – ABO News

Certificazione Halal, cresce la richiesta in Italia e nel Mondo – ABO News
29 Ottobre 2021 Pier

29 ottobre 2021

Un punto su cui mi confronto spesso con i Clienti è legato alla certificazione Halal.
“Eh, ma cosa ci serve. La facciamo solo se inseriamo i prodotti in quei mercati”.

E invece no! E ancora no!
È la risposta più sbagliata che ci sia!
Partiamo dalla base.
Halal in arabo significa “lecito” e la certificazione Halal attesta che i prodotti, nei settori agroalimentare, cosmetico, sanitario, farmaceutico, finanziario ed assicurativo, fino al packaging compreso, siano conformi alla dottrina islamica.
Stiamo parlando di una certificazione di qualità, di filiera e di prodotto.
Essa garantisce che prodotti e servizi siano preparati ed eseguiti in conformità con i dettami della dottrina e della Shariah Islamica secondo gli Standard Halal internazionali.
A cui si aggiunge che, con la certificazione Halal (che ha validità annuale), i prodotti sono ovviamente conformi alle normative italiane ed europee in tema di igiene e sicurezza.

L’Italia è diventata, negli anni, un crocevia di razze. Così come la comunità cinese, anche quella musulmana ha preso sempre più piede nel nostro Paese.
Pensiamo alle comunità di Brescia e Bergamo, Torino, Pescara e Venezia, solo per citarne alcune. Si parla di circa un milione e mezzo di persone (dati 2018), dato aumentato rispetto agli anni precedenti e che pone l’accento su come le aziende dovrebbero tener conto, in generale, di nicchie di mercato importanti.

In questo modo, l’Italia rinuncia ad una fetta di torta ampia e in crescita costante, grazie all’incremento demografico della popolazione musulmana.
Gli acquisti dei prodotti da parte delle minoranze etniche, in generale, sono guidati da esigenze religiose o culturali e da bisogni particolari.
Nello specifico, i consumatori musulmani sono molto attenti a condurre la propria vita osservando la propria cultura e richiedono prodotti conformi ai precetti morali dell’Islam.
Da non dimenticare che i prodotti Halal sono apprezzati anche da consumatori non islamici. Ne sono da esempio Francia e Regno Unito, dove un terzo dei consumatori di questi alimenti non è di religione musulmana.

Il non sviluppare un’offerta di prodotti che rispetti queste esigenze, lo possiamo definire come un potenziale non sfruttato da parte delle aziende.

Offerta che potrebbe rivolgersi anche al settore turistico.
L’Italia ha poco meno di 60 milioni di turisti l’anno (dati pre pandemia) provenienti da tutto il mondo. Solo una quota ridotta sono turisti musulmani.
Dati alla mano: il mercato del turismo islamico ante pandemia si aggirava intorno ai 220 miliardi di dollari (Global Muslim Travel Index). Se i turisti islamici nel 2000 erano 25 milioni, nel 2020 sono saliti a 158 milioni e si prevede che nel 2026 il valore dei loro spostamenti toccherà quota 300 miliardi di dollari.

Nel settore turistico, il cibo con certificazione Halal, soprattutto in vista di eventi mondiali come le Olimpiadi di Milano-Cortina o la candidatura a sede EXPO 2030 di Roma, potrebbe essere il volano per l’attrazione di turisti big spender dei Paesi del Golfo Persico: Arabia, Emirati e Qatar in primis.
In quest’area il settore del Food & Beverage esclusivamente con certificazione Halal, nel solo 2019, ha raggiunto un valore pari a 1,4 miliardi di dollari con tassi di crescita anno su anno e previsioni da doppie cifre per il prossimo quinquennio.

Spesso, poi, la certificazione Halal, ottenibile solo rivolgendosi ad una delle agenzie autorizzate a fare l’iter di certificazione, è anche sostenuta da incentivi predisposti a livello regionale, nazionale ed europeo.

 

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